Il cappotto

[…] riconoscersi a memoria. Avere quella sua faccia impressa nella mente, le sue smorfie, la sua aria sempre un po’ imbronciata, averla sempre lì, inchiodata fissa nella mente. Una figura che non sbiadisce, che non stanca. E ritrovarla la sera accorgendoti che poi non te la ricordavi così bella. Quei suoi occhi che ti entrano dentro mentre ti apre la porta di casa la rendono meravigliosa. E allora capisci che quell’immagine che ti ha accompagnato durante la giornata è un cappotto che ti riscalda, ma che non vedi l’ora di toglierlo, la sera. E spogliarti di te, vestirti di lei.

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