Giovani a Confronto.

[…] Quella sera a Juliàn gli passarono davvero brutti pensieri per la testa, idee non felici. Si sentiva afflitto, deluso. Salì su in soffitta non sapendo nemmeno il perché lo stava facendo, fino a quando non si trovò tra le mani una poesia scritta da suo nonno Carlitos, intitolata ‘Giovani a confronto’. Iniziò a leggere, e lo fece tutto d’un fiato.
“..sono un giovane ventenne
stanco e stufo della vita,
molte volte nella mente
ho l’idea di farla finita.
La scuola d’oggi ben che vada
poco o niente ci può dare
a noi ragazzi della strada
con poca voglia di lavorare.
E’il decennio della televisione,
delle donne finte, di silicone.
Qui si paga per un sorriso
e a cattiva sorte, cattivo viso.
Sono un nostalgico comunista
deluso dal mondo d’oggi,
più nessuno qui altruista
e “se tardi arrivi male alloggi”.
Sono in cerca della gloria
come quelli della storia,
quella storia bella e cara
di Jim Morrison e Che Guevara.
La mia esistenza non ha senso,
“meglio morire”a volte penso…

Sono un giovane ottantenne,
ho due guerre sulle spalle:
una da giovane minorenne,
l’altra da titolare.
A dieci anni mi son fatto già le ossa
lavorando a più non posso,
crescendo con misura tra la guerra e la paura.
Poco più di un maggiorenne
un figlio già avevo avuto,
ero ancora adolescente
ma mi sentivo già cresciuto.
Ma non mi sono abbattuto
e per la mia strada ho continuato.
E mangiavamo pane e pane:
non c’era altro per non morir di fame.
Saremo stati anche mendicanti,
squattrinati e un po’ignoranti,
ma rimasti sempre sinceri
ed amici, amici veri.
Sono un giovane ottantenne,
la stanchezza si fa un po’sentire,
ma mi sento ancora importante,
con tanta voglia di vivere,
e poca di morire..”
Juliàn capii di essere stato uno sciocco, prese il telefono e compose il numero. “Marco, mettiti gli scarpini, si va a correre al campo!”

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