Il pezzo mancante

[…] erano luce e diamante, belli da soli, brillanti quando si incrociavano. Non erano uguali, ma necessari uno all’altra nel loro essere complementari. Erano l’estate che arriva. Una forza instancabile, il moto perpetuo delle onde che riempie gli spazi, che sposta i sassi.

Erano acqua e terra.

Lui la riva che si difende, lei il mare che non s’arrende.

Battiti

[…] e fu in quell’attimo che lui la strinse così forte quasi da farle mancare il fiato.

Le sue braccia avvolsero il corpo di Stella in una morsa da cui lei proprio non poteva liberarsi. Ma era proprio ciò che lei voleva, quel senso di protezione che aveva cercato per 27 anni e non aveva mai provato.

Stella mantenne le sue braccia distese lungo il corpo e si lasciò abbracciare. Poi le avvolse anche lei nella zona lombare di Julian.

Si strinsero più forte, ancor di più. Il suo petto stretto contro i suoi seni.

Forte, fortissimo.

Era come se entrambi volessero far uscire fuori i cuori e farli toccare.

L’Amore sottovoce

[…] erano strani, quei due. La notte facevano l’amore senza pudore, litigando se ne dicevano tante, gridando. Ma quando si dicevano ‘ti amo’ lo facevano utilizzando un filo di voce.
Forse perchè le cose più belle, più sentite, vanno dette proprio così, sottovoce.

Il mondo tra le mani

[…] Julián prese il volto di Stella tra le mani, come se fosse la cosa più delicata e fragile di questo mondo. La più preziosa. I suoi palmi avvolgevano le sue guance, i loro occhi erano tremanti, le labbra serrate. Stella amava essere presa in quel modo, quella sorta di morsa leggera. Era sentirsi al riparo sotto una capanna durante un acquazzone, come dormire su un divano davanti ad un camino acceso mentre fuori ci sono zero gradi, come l’acqua della doccia che ti scorre lungo la schiena.
Stella si sentiva abbracciata dalla vita, Julián aveva il mondo tra le mani.

L’ultimo sospiro

.. ] Tutti vorremmo un amore eterno, che tra alti e bassi ci accompagni durante tutto il nostro essere. Fino all’ultimo respiro, quello che si è ossigenato per anni con il suo. Un amore che faccia da collante quando siamo stanchi per aver corso tutta la giornata tra minuti interminabili, mutilato di te, mancante di lei. E ti attacchi a quella donna, e ti senti completo.
Occorre grossa intelligenza per un amore duraturo, per sempre. Bisogna lasciar perdere le paranoie, i paragoni, dosare la gelosia. Quindi trova una donna con più cervello che bellezza, chè c’è più sensualità nella testa diuna donna che in tutto il resto del suo corpo, chè c’é da imparare più da una donna vissuta che dal miglior professore di filosofia. Perchè guardar passare due belle gambe ha un tempo effimero, ma pendere dalle sue labbra, da quello che dice, venire affascinati con la curiosità e lo stuporedi un bambino ad ogni suo discorso, quello sì che puó essere duraturo. Fino all’ultimo sospiro.

Il cappotto

[…] riconoscersi a memoria. Avere quella sua faccia impressa nella mente, le sue smorfie, la sua aria sempre un po’ imbronciata, averla sempre lì, inchiodata fissa nella mente. Una figura che non sbiadisce, che non stanca. E ritrovarla la sera accorgendoti che poi non te la ricordavi così bella. Quei suoi occhi che ti entrano dentro mentre ti apre la porta di casa la rendono meravigliosa. E allora capisci che quell’immagine che ti ha accompagnato durante la giornata è un cappotto che ti riscalda, ma che non vedi l’ora di toglierlo, la sera. E spogliarti di te, vestirti di lei.

Generali codardi

[…] lasciarsi non è una sconfitta, nè per chi lascia nè per chi è lasciato. Continuare a stare insieme senza amore nè più predisposizione al sacrificio, alla rinuncia, alla voglia di scoprirsi e riscoprirsi ancora, è una sconfitta. Avere la consapevolezza di allontanarsi e lasciare andare ció che non riusciamo più a trattenere è una grande virtú.
Ho visto generali e comandanti di guerra ricevere medaglie al valore per il loro coraggio, invece erano dei codardi, avevano solo tanta paura diabbandonare il campo di battaglia ed essere fucilati dopo.

Giovani a Confronto.

[…] Quella sera a Juliàn gli passarono davvero brutti pensieri per la testa, idee non felici. Si sentiva afflitto, deluso. Salì su in soffitta non sapendo nemmeno il perché lo stava facendo, fino a quando non si trovò tra le mani una poesia scritta da suo nonno Carlitos, intitolata ‘Giovani a confronto’. Iniziò a leggere, e lo fece tutto d’un fiato.
“..sono un giovane ventenne
stanco e stufo della vita,
molte volte nella mente
ho l’idea di farla finita.
La scuola d’oggi ben che vada
poco o niente ci può dare
a noi ragazzi della strada
con poca voglia di lavorare.
E’il decennio della televisione,
delle donne finte, di silicone.
Qui si paga per un sorriso
e a cattiva sorte, cattivo viso.
Sono un nostalgico comunista
deluso dal mondo d’oggi,
più nessuno qui altruista
e “se tardi arrivi male alloggi”.
Sono in cerca della gloria
come quelli della storia,
quella storia bella e cara
di Jim Morrison e Che Guevara.
La mia esistenza non ha senso,
“meglio morire”a volte penso…

Sono un giovane ottantenne,
ho due guerre sulle spalle:
una da giovane minorenne,
l’altra da titolare.
A dieci anni mi son fatto già le ossa
lavorando a più non posso,
crescendo con misura tra la guerra e la paura.
Poco più di un maggiorenne
un figlio già avevo avuto,
ero ancora adolescente
ma mi sentivo già cresciuto.
Ma non mi sono abbattuto
e per la mia strada ho continuato.
E mangiavamo pane e pane:
non c’era altro per non morir di fame.
Saremo stati anche mendicanti,
squattrinati e un po’ignoranti,
ma rimasti sempre sinceri
ed amici, amici veri.
Sono un giovane ottantenne,
la stanchezza si fa un po’sentire,
ma mi sento ancora importante,
con tanta voglia di vivere,
e poca di morire..”
Juliàn capii di essere stato uno sciocco, prese il telefono e compose il numero. “Marco, mettiti gli scarpini, si va a correre al campo!”

Male e Cura

[…] se ne dissero di parolacce, quella sera. Ad un certo punto era diventata una gara, ma non a chi offendeva più pesantemente, bensì a chi riusciva ad attutire i duri colpi. Nessuno ne uscì vincitore, persero entrambi, da queste storie si finisce sempre tutti vinti. Lui la accompagnò a casa con la sua cadillac, ma nonostante in quel momento la odiasse per il male che si erano fatti, non l’avrebbe mai fatta scendere da quell’auto. La persona che gli aveva procurato dolore era la stessa che poteva salvarlo, guarirlo. L’amore è un po’ così, è l’unica cura ai disastri che esso stesso provoca.

La pallina unta

[…] essere forti, belli duri, come un bicchiere di cristallo. Ma si sa, una cosa quanto più è dura, più è fragile. Le sue molecole sono così ravvicinate, così attaccata l’una all’altra che all’urto non vedono l’ora diseparsi, scoppiare in mille pezzi, esplodere. Bisognerebbe imparare a rimbalzare, ad essere malleabili, elastici, ed unti. Farsi scivolare, rimbalzare le cose addosso. E quanto più forte è l’urto tanto più forte sarà rimandarlo indietro. Bisognerebbe essere egoisti, camminare per la propria strada, rimbalzare, come quelle palline pazze. Follia, egoismo, elasticità. Ecco, forse sta tutto qua il segreto.
Se almeno fosse facile.